Pandemia Coronavirus

Monitoraggio indipendente GIMBE

Monitoraggio settimanale epidemia Coronavirus in Italia

Monitoraggio settimanale dell'epidemia da COVID-19 in Italia a cura della Fondazione GIMBE: dati aggiornati al 20 ottobre 2020 ore 18.00.

Il monitoraggio settimanale della Fondazione GIMBE nella settimana 14-20 ottobre rileva, sostanzialmente, il peggioramento di tutti gli indicatori dell’epidemia e il fallimento delle strategie di tracciamento nella quasi totalità delle Regioni.

Di seguito vengono riportate le principali differenze rispetto alla settimana precedente:

  • i nuovi casi sono quasi raddoppiati, da 35.204 a 68.982 (+95,9%);
  • i casi attualmente positivi (insieme dei pazienti in isolamento domiciliare, ricoverati con sintomi e ricoverati in terapia intensiva) sono aumentati da 87.193 a 142.739 (+63,7%);
  • i decessi sono più che raddoppiati, passando da 216 a 459 (+112,5%);
  • i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono passati da 514 a 870 (+69,3%);
  • i pazienti ricoverati con sintomi, da 5.076 della settimana precedente, sono passati a 8.454 (+66,5%);
  • i casi testati (tamponi eseguiti su un soggetto non ancora diagnosticato come positivo al SARS-CoV-2, escludendo tutti i tamponi eseguiti su soggetti già diagnosticati come positivi al virus che servono, invece, per verificarne la guarigione) sono aumentati rispetto alla settimana scorsa, da 505.940 a 630.929 (+24,7%), costituendo l’unico indicatore in miglioramento;
  • anche i tamponi totali sono aumentati del 24,8%.

 

Trend settimanale dei nuovi casi e del rapporto positivi/casi testati

Come si interpreta il grafico?

Le colonne azzurre (descritte dai numeri sull’asse di sinistra) si riferiscono al numero assoluto dei nuovi casi di Coronavirus settimana per settimana. La linea rossa (descritta dai valori sull’asse di destra) indica qual è il valore percentuale, settimana per settimana, dei soggetti che risultano positivi sul totale dei casi testati (tamponi eseguiti su un soggetto non ancora diagnosticato come positivo al Sars-CoV-2, escludendo invece tutti i tamponi eseguiti su soggetti già diagnosticati come positivi al virus che servono, invece, per verificarne la guarigione). Un aumento del rapporto positivi/casi testati (linea rossa) indica un sovraccarico nel sistema di tracciamento e isolamento dei focolai.

Particolarmente significativa, nel corso della settimana 14-20 ottobre, è la brusca impennata a livello nazionale del rapporto positivi/casi testati dal 7% al 10,9%.

 

Rapporto positivi/casi testati (14 - 20 ottobre)

Come si interpreta il grafico?

Le colonne del grafico rappresentano il valore percentuale del rapporto positivi/casi testati diviso per Regioni e riferito alla settimana di monitoraggio in corso. Il valore indica quanti soggetti risultano positivi sul totale dei casi testati (tamponi eseguiti su un soggetto non ancora diagnosticato come positivo al Sars-CoV-2, escludendo invece tutti i tamponi eseguiti su soggetti già diagnosticati come positivi al virus che servono, invece, per verificarne la guarigione). Un aumento del rapporto positivi/casi testati indica un sovraccarico nel sistema di tracciamento e isolamento dei focolai.

Questo dato certifica l’evidente sovraccarico del sistema di diagnosi e tracciamento a livello territoriale, necessario per arginare la diffusione dei contagi, con notevoli variabilità regionali: in Valle d’Aosta, per esempio, oltre 1 caso testato su 3 risulta positivo, in Liguria quasi 1 su 4.

 

Trend settimanale di casi attualmente positivi, dei pazienti ricoverati con sintomi e dei pazienti in terapia intensiva

Sul fronte delle persone attualmente positive, dei pazienti ricoverati in ospedale e dei soggetti deceduti, in un momento di rapida risalita dei contagi è più significativo seguire la dinamica delle curve su base settimanale: i grafici mostrano come dal 6 ottobre il trend dei casi attualmente positivi, dei pazienti ricoverati con sintomi e di quelli in terapia intensiva si impenni seguito, una settimana dopo, da quello dei decessi. In altri termini, anche se in valori assoluti cambia l’ordine di grandezza, l’andamento di tutte le curve è ormai molto simile ed è diventato in tutti i casi esponenziale. E dal momento che i sistemi di tracciamento sono già saltati in gran parte del territorio nazionale, adesso l’obiettivo primario è prevenire il sovraccarico degli ospedali e delle terapie intensive, al fine di contenere l’incremento della letalità.

 

 

 

Percentuale dei casi ospedalizzati sui casi "attualmente positivi"

Come si interpreta il grafico?

Indica la percentuale dei casi ospedalizzati (sia nei reparti di degenza che in terapia intensiva) sul totale del valore degli attualmente positivi (che comprende, oltre agli ospedalizzati, anche i soggetti positivi in isolamento domiciliare). Ci mostra, quindi, qual è la proporzione di persone positive al coronavirus che necessitano di cure ospedaliere.

 

Trend settimanale pazienti deceduti

Come si vede dal grafico sottostante, i decessi hanno iniziato ad aumentare notevolmente con una settimana di ritardo rispetto alle altre curve, con oltre il raddoppio dei valori in sette giorni.

 

Indicatori regionali settimana 14-20 ottobre

Altro elemento da sottolineare è che questi dati si riferiscono all’ambito nazionale, ma non rendono conto delle marcate differenze regionali e provinciali, importanti da rilevare in quanto indicano specificamente le aree che richiederebbero provvedimenti più restrittivi per circoscrivere tempestivamente tutti i focolai e arginare il contagio diffuso. Riconoscendo l’importanza di monitorare l’andamento dell’epidemia nelle singole Regioni, la Fondazione GIMBE ha creato una tabella di monitoraggio dei principali indicatori nella quale, attualmente, si documenta un generale peggioramento rispetto alla settimana precedente, in tutti i contesti regionali e su tutti i fronti, fatta eccezione per il modesto incremento dei casi testati.

Gli indicatori presi in considerazione sono:

  • Casi attualmente positivi per 100.000 abitanti: rappresenta il totale delle persone in questo momento positive, sia ospedalizzate (nei reparti ordinari e nelle terapie intensive) che in isolamento domiciliare. Non si tratta di numeri assoluti ma il dato è rapportato a 100.000 abitanti; in questo modo tutte le Regioni possono essere confrontate fra loro, indipendentemente dalle loro dimensioni e dalla loro densità di popolazione.
  • Incremento % dei casi: indica l’incremento percentuale dei casi nell’ultima settimana.
  • Casi testati per 100.000 abitanti: rappresenta il totale dei casi testati. Anche in questo caso, il dato è rapportato a 100.000 abitanti.
  • Rapporto positivi/casi testati: indica, in termini percentuali, quanti soggetti giorno per giorno risultano positivi sul totale dei casi testati. Un aumento del rapporto positivi/casi testati denota un sovraccarico dei sistemi territoriali di tracciamento e conseguente difficoltà di isolamento dei focolai.
  • Ricoverati con sintomi per 100.000 abitanti: rappresenta il totale dei pazienti ricoverati in ospedale (ad esclusione delle terapie intensive). Anche in questo caso, il dato è rapportato a 100.000 abitanti.
  • Ricoverati in terapia intensiva per 100.000 abitanti: rappresenta il totale dei pazienti ricoverati in terapia intensiva. Anche in questo caso, il dato è rapportato a 100.000 abitanti.

L’avvicendarsi di DPCM a cadenza settimanale e la parallela introduzione di ulteriori misure restrittive in alcune Regioni, dal coprifuoco alla chiusura dei centri commerciali nei weekend, dimostrano che la politica non ha una vera strategia per contenere la seconda ondata. Se, come riferito dal premier Conte in Parlamento, l’obiettivo è quello di tutelare sia la salute che l’economia, sarebbe auspicabile che Governo, Regioni ed Enti locali prendessero atto che il virus corre sempre più veloce ed è quindi importante la tempestività nell’assumere le decisioni, soprattutto tenendo conto del fatto che i dati che vengono pubblicati ogni giorno sul bollettino della Protezione Civile riflettono la situazione di circa due settimane prima. Questo perché il virus ha un periodo medio di incubazione di circa 5 giorni e fra l’insorgenza dei sintomi e il tampone passa altro tempo, che l’Istituto Superiore di Sanità stima, allo stato attuale, mediamente in 3 giorni. Intervallo che potrebbe anche essere maggiore, in considerazione dei tempi di processazione e di refertazione del tampone, e all’aumentare dei casi potrebbe ulteriormente allungarsi. L’esito positivo deve, infine, essere notificato al Ministero della Salute e alla Protezione Civile e tale comunicazione non avviene in tempo reale ma con 3-5 giorni di ritardo. Ecco perché i dati che vediamo ogni giorno non riflettono veramente la situazione del giorno che stiamo vivendo, ma i nostri comportamenti e le misure restrittive messe in atto precedentemente. Ed ecco perché le decisioni che vengono prese oggi sul contenimento dell’epidemia non dovrebbero guardare ai numeri del giorno ma alla proiezione delle curve a due settimane.

Leggi il comunicato stampa

 

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