Pandemia Coronavirus
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Long term COVID-19

In alcune persone la COVID-19 provoca conseguenze a lungo termine che possono avere un impatto significativo sulla qualità della vita. Secondo l’Office for National Statistics, circa una persona su cinque positive alla COVID-19 sviluppa dei sintomi di durata superiore a 5 settimane. Ciò rappresenta una sfida per determinare gli standard clinico-assistenziali, perché non esiste né una definizione clinica condivisa della long term COVID-19, né una chiara definizione del percorso terapeutico. Al fine di supportare i medici, il National Institute for Health and Care Excellence (NICE), lo Scottish Intercollegiate Guidelines Network (SIGN) e il Royal College of General Practitioners (RCGP) hanno elaborato una linea guida per il trattamento degli effetti a lungo termine della COVID-19. Considerata la nuova natura di questa condizione clinica, le evidenze disponibili sonodi scarsa qualità, e per questo le raccomandazioni sono prevalentemente basate sul parere degli esperti.

Che cos’è la long term COVID-19?

Nonostante si tenda a utilizzare comunemente il termine "longterm COVID" o "long COVID ", il gruppo di lavoro che ha redatto la linea guida ritiene che l’utilizzo di terminologie differenti legate a precise tempistiche sia cruciale per programmare i servizi, facilitare l’accesso all’assistenza e definire un set di dati clinici necessari al monitoraggio e alla ricerca.

Si riconoscono, pertanto, le seguenti definizioni:

  • COVID-19 acuta: segni e sintomi attribuibili alla COVID-19 di durata ≤4 settimane.
  • COVID-19 sintomatica persistente: segni e sintomi attribuibili alla COVID-19 di durata compresa tra 4 e 12 settimane.
  • Sindrome post-COVID-19: segni e sintomi sviluppati durante o dopo un’infezione compatibile con la COVID-19, presenti per più di 12 settimane e non spiegabili con diagnosi alternative.

Quali sono i sintomi più comuni?

I sintomi più comuni sono l’astenia e l’affanno, ma possono essercene di diversi, da sintomi cardiovascolari a neurologici a gastrointestinali o muscolo-scheletrici, etc. Possono presentarsi singolarmente o in variabile combinazione; essere costanti, transitori o intermittenti e possono cambiare la loro natura nel tempo. La valutazione dovrebbe indagare sintomi generali, cognitivi, psicologici e psichiatrici, incluse le abilità funzionali e basarsi su un’anamnesi completa e sull’impatto della persistenza dei sintomi da COVID-19 o di una sospetta sindrome post-COVID-19 sulla vita quotidiana e sulle attività del paziente. Nel valutare le possibili cause di un declino graduale, di un peggioramento di fragilità e demenza o la perdita di appetito e sete nelle persone anziane, occorre considerare che questi possono essere segni di COVID-19 persistente o sospetta sindrome post-COVID-19.

Valutazione e trattamento

Benché non esistaun set di test diagnostici standard, per l’ampia varietà dei sintomi possibili e della loro severità, talvolta si possono rendere necessari degli approfondimenti diagnostici per escludere complicanze severe e urgenti e per valutare i sintomi secondari alla COVID-19 persistente o alla sindrome post-COVID-19, o per arrivare a nuove diagnosi. È, inoltre, necessario valutare e pianificare le necessità assistenziali, discutendo in maniera condivisa con il paziente e con i familiari e/o caregiver di quale tipo di riabilitazione e supporto necessiti e con quali modalità di erogazione. Per quanto riguarda il trattamento, la linea guida offre una panoramica sul self management con e senza supporto. I team multidisciplinari di riabilitazione dovrebbero lavorare con i pazienti per pianificare la riabilitazione dopo aver valutato e approfondito i sintomi che potrebbero influire sulla sicurezza del piano di riabilitazione. Dovrebbero essere affrontati gli aspetti fisici, psicologici e psichiatrici della riabilitazione e la gestione dell’astenia dovrebbe essere una componente chiave del processo. Le evidenze mostrano come l’affanno, l’astenia e l’“annebbiamento cerebrale” sono fra i sintomi a lungo termine più comunemente riportati della COVID-19, perciò il supporto in tal senso dovrebbe essere parte della riabilitazione.

La versione italiana della linea guida è stata realizzata dalla Fondazione GIMBE. 

 

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